L’estate rover 2007, si è tenuta a Settefrati, loc. Val di Canneto (FR), in una vallata a 1200 mt. slm.
Al campo organizzato di gruppo, hanno partecipato circa 100 ragazzi, suddivisi nelle quattro branche.
Tutta l’attività svolta dalla Compagnia Indians, ha toccato diversi ambiti dello scoutismo rover, tutti tenuti assieme da un unico filo conduttore “Cento anni di scoutismo in otto giorni”.
Siamo arrivati nella località del campo il 5 agosto e dopo aver montato le tende, la nostra prima vera attività è stata quella di costruire un robusto tavolo, con il solo utilizzo di cordino e pali di castagno, sopra al quale è stata posta una tenda sopraelevata.
Il 7 Agosto ha avuto inizio ciò che per noi è stata una splendida ed indimenticabile avventura:
l’hike di 4 giorni passando per i tre confini (Lazio, Molise ed Abruzzo).
Nella mattinata, prima di partire, abbiamo visionato con i nostri responsabili i percorsi che avremmo fatto durante l’hike e muniti di cartina del parco, di zaino pesante e di buona volontà ci siamo incamminati in direzione tre confini.
Il sentiero a volte ripido ed impetuoso, ha temprato lo spirito della nostra compagnia.
Spesso ci siamo trovati in condizioni di affaticamento e disagio, dovuto essenzialmente al peso dei nostri zaini e alla difficoltà dei percorsi.
La nostra prima meta, dopo circa sei chilometri di sentieri, è stata un rifugio di boscaioli, in località “Acqua nera”, dove abbiamo pranzato.
Il paesaggio era molto incantevole e suggestivo, vi erano tanti animali in libertà (tori, cavalli), ma anche animale selvatici (aquila).
E’ stato emozionante vedere dal vivo il lavoro dei boscaioli, persone (dal carattere un po’ chiuso ma gentile), che passano gran parte della loro vita in montagna e spesso vivono lunghi mesi in isolamento, nel rispetto assoluto di quell’ambiente che per loro è lavoro e vita.
Dopo un meritato riposo, siamo ripartiti per raggiungere prima del tramonto la nostra meta (i tre confini) 1500 mt. slm.
Era tanta la curiosità, poter vedere quel posto da tutti descritto come unico, dove anche il Papa (Giovanni Paolo II), si era fermato a pregare quando era venuto in visita al Monastero dei Salesiani.
In serata siamo finalmente giunti. Era davvero molto suggestivo, proprio come lo avevamo immaginato. In fretta e furia, prima che arrivasse l’oscurità, abbiamo montato il campo e ci siamo organizzati per la cena con l’uso della spiritiera.
Dopo cena ed una attività spirituale, ci siamo coricati. Il fondo della tenda era costituito da un ammasso di foglie alto almeno 20 cm, paragonabile ad un comodissimo materasso ad acqua. Molti hanno avuto l’impressione che la natura avesse voluto coccolarci dopo tanta fatica fatta per giungere fin lì.
L’indomani mattina all’alba siamo stati svegliati dalle campanelle delle vacche e dei cavalli che pascolavano nelle vicinanze. Ci siamo lavati con acqua di sorgente ghiacciata ed abbiamo fatto una abbondante colazione. Tutto pronto, ore 9:30 circa, borraccia, zaini e tende in spalla ci siamo incamminati (portandoci dietro anche l’immondizia), per quella che sarebbe stata la prossima meta: il rifugio “Forca Resuni”.
Il percorso era molto accidentato ( abbiamo camminato attraverso ruscelli prosciugati). Il forte dislivello del percorso (500 mt. in pochi chilometri) e la presenza di ciotoli e pietrisco, aumentava il rischio di distorsioni e di improvvise cadute.
In tanti, hanno aiutato il proprio compagno in difficoltà, proprio come vuole lo spirito scout, senza chiedere nulla in cambio o far pesare quel piacevole gesto. In più occasioni ci siamo fermati e abbiamo cantato delle canzoni scout. Tutto ciò ha contribuito a rendere meno faticoso il nostro hike.
Il percorso evidenziava in molti punti una carenza di margini e spesso ci siamo trovati a dover passare su stretti sentieri, che arginavano delle ripide depressioni naturali.
Finalmente dopo ben 6 ore, di quella che ci è sembrata una vera e propria scalata, abbiamo raggiunto il rifugio (eravamo a quota 2000 metri).
Il posto era molto suggestivo ed il freddo ed il forte vento regnavano incontrastati.
Mentre frettolosamente pranzavamo, la nostra vista è stata appagata dal vedere alcuni camosci, che in quel posto vivono in assoluta tranquillità.
La natura era al massimo del suo splendore. Vedevamo da lontano il paese (Barrea), con accanto l’omonimo lago, tappa successiva del nostro hike.
Lungo il tragitto nella fitta boscaglia, abbiamo iniziato ad avere serie difficoltà per la carenza idrica. Tutte le borracce erano completamente vuote ormai da diverse ore e le mappe del parco non segnavano alcuna sorgente nell’arco di diversi chilometri.
Alle 18:00, dopo ormai quasi 10 ore di cammino, qualcuno ha visto in una spianata delle cacche di mucca. Quasi tutti abbiamo esultato, perché il capo compagnia ci ha fatto notare che la presenza di animali liberi al pascolo, non poteva che essere localizzata nelle vicinanze di una sorgente.
Abbiamo camminato ancora per un altro tratto. Le gambe ormai non reggevano più il peso del pesante zaino e la carenza idrica aveva ridotto ormai le forze allo stremo.
Nelle varie soste fatte per riposarci, abbiamo riflettuto molto sul consumo dell’acqua, bene prezioso che la natura ci ha donato. In molti hanno promesso di evitare gli sprechi, proprio in rispetto alle popolazioni che soffrono la carenza di questo bene.
All’improvviso, non ricordo bene chi, ma qualcuno di noi ha gridato a gran voce: “acqua, acqua, abbiamo trovato l’acqua”. Era un grido liberatorio che ha fatto rinvenire in noi la forza di correre per dissetarci a quella fantastica sorgente di acqua ghiacciata.
Il paese da lì sembrava quasi un presepe: le luci delle strade erano accese, di fianco vi era un bel lago e a distanza altri due paesini; il tutto circondato dalle montagne.
In serata siamo giunti in un’area di campeggio a Barrea. Finalmente ci aspettava un giorno di meritato riposo.
Solo inseguito abbiamo appreso che quell’area era gestita da PASETTA (scalatore, inventore, scrittore, poeta e nipote dell’ultimo luparo d’Abruzzo), il quale ci ha raccontato alcune delle sue avventure in montagna, tra cui la scalata del K2.
Nella stessa mattina abbiamo visitato il caratteristico paesino e nel pomeriggio abbiamo fatto un bagno nelle gelide acque del lago.
Per completare il nostro hike di 40 chilometri, ci mancava un ultimo tratto, la visita di Civitella Alfedena, un paesino a 6 km. Una volta arrivati e visitato il museo del lupo abbiamo fatto rientro al “Campo Base”, dove siamo stati accolti da una grande festa.
I restanti giorni del campo sono stati caratterizzati da molte altre attività, ma ciò che ci rimarrà più a cuore è l’hike in montagna e l’emozione sempre viva di un paesaggio così incantevole.

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